Il Vietnam è ormai una destinazione stabile per le aziende europee, e con le aziende arrivano i distacchi. Chi resta attraversa una catena di documenti: prima il permesso di lavoro, poi la carta di soggiorno, e in mezzo autenticazioni, legalizzazioni e un certificato medico.

Ogni anello di quella catena ha il suo ufficio, la sua coda e il suo modulo, e nessuno dei tre parla la lingua dell'anello precedente. Il punto in cui la catena si inceppa più spesso è anche il più insignificante all'apparenza. Il đăng ký tạm trú, la registrazione della residenza temporanea, deve farlo il tuo padrone di casa presso la công an phường, la polizia del tuo quartiere. Molti proprietari non se ne occupano di propria iniziativa. Se la registrazione manca, ogni domanda successiva si arena, e tu lo scopri quando sei già allo sportello.

Sulla pronuncia serve onestà. Il vietnamita si scrive in alfabeto latino, il che a prima vista rassicura. Ma è una lingua tonale con sei toni, e i segni sopra e sotto le lettere servono proprio a indicarli: la stessa sillaba con due toni diversi è una parola diversa. La trascrizione qui sotto aiuta a riconoscere le parole, non a pronunciarle bene; per quello ti serve l'orecchio. Qualche appiglio comunque c'è. Il gruppo ph vale f, esattamente come nelle nostre parole di origine greca. Il gruppo nh è la nostra "gn" di "gnocchi". La x è una semplice s sorda, mentre la d senza sbarretta suona come una s dolce o una i, e la đ con la sbarretta è la nostra d. Il gruppo th è una t aspirata, mai il th inglese. La h non è muta e la q compare quasi sempre in "qu", che si legge come da noi.

L'ufficio e la strada per arrivarci

Cục Quản lý xuất nhập cảnh (kuk quan li suat gnap cagn): l'autorità per l'immigrazione, alla lettera l'amministrazione delle uscite e degli ingressi.

Công an phường (kong an fuong): la polizia del quartiere. Il livello amministrativo più piccolo e, per te, il più importante.

Sở Lao động (sho lao dong): l'ufficio del lavoro, competente per il permesso di lavoro.

Hồ sơ (ho sho): il fascicolo, la pratica, l'intera pila di carte. È la parola centrale dell'amministrazione vietnamita. Tutto è un hồ sơ, e un hồ sơ incompleto è la condizione di partenza normale, quella da sanare.

Cán bộ (kan bo): il funzionario, la funzionaria. Vale per qualsiasi livello, dal quartiere al ministero.

I tuoi documenti

Hộ chiếu (ho cieu): il passaporto.

Thị thực (thi thuk): il visto. Nel parlato dicono tutti visa.

Thẻ tạm trú (the tam tru): la carta di soggiorno, alla lettera "tessera per soggiorno temporaneo". L'obiettivo di tutta la procedura.

Giấy phép lao động (sai fep lao dong): il permesso di lavoro.

Lý lịch tư pháp (li lic tu fap): il certificato del casellario giudiziale. Devi procurartelo nel tuo paese d'origine, poi legalizzarlo e farlo tradurre.

Giấy khám sức khỏe (sai kham suk kue): il certificato medico. Viene rilasciato in Vietnam, non prima di partire.

Hợp đồng lao động (hop dong lao dong): il contratto di lavoro.

Bản sao y (ban sao i): la copia autenticata.

Công chứng (kong ciung): l'autenticazione notarile.

Hợp pháp hóa lãnh sự (hop fap hoa lagn su): la legalizzazione consolare. Il passaggio che nella pianificazione dei tempi viene sistematicamente sottovalutato.

Le pratiche

Đăng ký tạm trú (dang ki tam tru): la registrazione della residenza temporanea. Vedi sopra.

Gia hạn (sa han): il rinnovo.

Nộp hồ sơ (nop ho sho): la presentazione della pratica.

Bảo lãnh (bao lagn): la garanzia, la sponsorizzazione. Di norma se ne fa carico il tuo datore di lavoro.

Lệ phí (le fi): la tassa.

Chữ ký (ciu ki): la firma.

Dấu (sau): il timbro. In Vietnam il timbro rosso dell'azienda conta spesso più di qualsiasi firma.

Xuất cảnh (suat cagn): l'uscita dal paese. Nhập cảnh (gnap cagn): l'ingresso.

Le parole che speri di non dover usare

Thiếu giấy tờ (thieu sai te): mancano dei documenti.

Bổ sung (bo sung): l'integrazione dei documenti mancanti.

Quá hạn (qua han): superato, scaduto. È anche la parola per l'overstay.

Phạt (fat): la sanzione, la multa.

Bị từ chối (bi tu cioi): respinta.

Quay lại sau (quai lai sau): "torni più tardi".

Perché serve più di un'app di traduzione

Di vietnamita con l'italiano come lingua di partenza non esiste quasi nulla. Le poche app sul mercato danno per scontato l'inglese, e chi si trova allo sportello a Ho Chi Minh finisce per tradurre due volte nella propria testa, con i risultati che immagini: il tempo che ci metti a fare il doppio passaggio è esattamente il tempo in cui la conversazione va avanti senza di te. Il lessico di cui parla questo testo è limitato e torna identico a ogni rinnovo, ogni anno, allo stesso sportello. Vale la pena impararlo direttamente, una volta sola.

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