Chi vive in Thailandia per periodi lunghi conosce il calendario a memoria: una volta l'anno il rinnovo del permesso di soggiorno, ogni novanta giorni la segnalazione di presenza, e in mezzo, ogni volta che esci dal paese, la questione del re-entry permit. A Bangkok quasi tutto passa da Chaeng Watthana; in provincia dall'ufficio immigrazione competente.
Quasi tutti i moduli esistono anche in inglese. Parlato, però, si sente thailandese: tra i funzionari, allo sportello e dall'altoparlante quando chiamano il tuo numero. Le parole che seguono non sono un corso di lingua. Sono i termini che in quella mattinata cadono davvero.
Una premessa sulla trascrizione. Dopo ogni parola thailandese trovi una resa in lettere italiane. Il thailandese è una lingua tonale e la trascrizione i toni non li rende: serve a riconoscere la parola quando la senti, non a pronunciarla alla perfezione. Tre convenzioni da tenere a mente. I gruppi kh, th e ph indicano consonanti aspirate, cioè k, t e p seguite da un soffio d'aria: ph non è mai la nostra f e th non è mai il th inglese. La h non è muta come da noi, si sente. La s è sempre sorda come in "sasso" anche tra due vocali, e per questo qui la trovi raddoppiata. La w vale come la u di "uomo", e ng è la n nasale di "banco", con la differenza che in thailandese può stare anche a inizio di parola.
L'ufficio e la strada per arrivarci
ตรวจคนเข้าเมือง (truat khon khao muang): alla lettera "controllo delle persone che entrano nel paese", cioè l'ufficio immigrazione. Nel parlato quotidiano senti quasi sempre la forma breve.
ตม. (to mo): la sigla, pronunciata come due lettere staccate. Se qualcuno ti dice che devi andare "da To Mo", parla dell'immigrazione. Anche i moduli portano quella sigla: TM.7, TM.30, TM.47.
บัตรคิว (bat khiu): il numero di attesa. Lo prendi all'ingresso e senza quello non succede nulla. A Chaeng Watthana il resto della tua mattinata dipende da quanto presto sei arrivato a prenderlo.
เคาน์เตอร์ (khao-te): lo sportello. Arriva dall'inglese counter e si riconosce al volo.
เจ้าหน้าที่ (ciao na thi): il funzionario, la funzionaria. Parola cortese e neutra, quella con cui ti rivolgi alla persona allo sportello quando non ne conosci il nome. La prima sillaba suona esattamente come il nostro saluto, il che aiuta a ricordarla.
I tuoi documenti
หนังสือเดินทาง (nangsu den thang): il passaporto. Alla lettera "libro del camminare", che resta una delle formazioni più belle della lingua.
วีซ่า (wi-ssa): il visto, preso di peso dall'inglese.
ใบอนุญาตทำงาน (bai anuiat tham ngan): il permesso di lavoro. La parola ใบ (bai) apre il nome di moltissimi documenti e in origine significa "foglia".
สำเนา (sam-nao): la fotocopia. Se devi imparare una sola parola di questo elenco, impara questa. Gli uffici thailandesi chiedono copie di quasi tutto, e in quantità superiore a quella che hai previsto.
รับรองสำเนาถูกต้อง (rap rong sam-nao thuk tong): "copia certificata conforme". Questa frase la scrivi di tuo pugno, insieme alla firma, su ogni singola fotocopia che consegni. Se te ne dimentichi, la pila torna indietro e il numero di attesa è ormai bruciato.
ทะเบียนบ้าน (tha-bian ban): il registro dell'abitazione, l'equivalente thailandese del certificato di residenza. Se sei in affitto ti serve di norma una copia fornita dal proprietario, spesso insieme a una copia del suo documento di identità.
Le pratiche
ต่ออายุ (to aiu): rinnovare, alla lettera "prolungare l'età". ต่อวีซ่า (to wi-ssa) è il rinnovo del soggiorno, l'appuntamento che hai una volta l'anno.
รายงานตัว 90 วัน (rai ngan tua kao sip wan): la segnalazione dei novanta giorni. Non è un rinnovo, è solo la conferma che ti trovi ancora nel paese. Il modulo relativo è il TM.47.
ใบอนุญาตกลับเข้ามาในราชอาณาจักร (bai anuiat klap khao ma nai ratcia-anaciak): il re-entry permit. Parola lunghissima per una pratica breve, e il punto più importante per chiunque si sposti: senza questo documento il tuo permesso di soggiorno si estingue nel momento esatto in cui esci dal paese. Vale anche per un fine settimana a Vientiane.
ตราประทับ (tra pra-thap): il timbro. Quello che alla fine finisce sul passaporto e a cui tende tutta la mattinata.
วันหมดอายุ (wan mot aiu): la data di scadenza. Sta sul timbro ed è il numero che ti annoti prima di uscire dall'edificio.
ค่าธรรมเนียม (kha tham-niam): la tassa amministrativa. Si paga in contanti, e conviene averla contata.
Le parole che speri di non dover usare
เอกสารไม่ครบ (ekkassan mai khrop): "la documentazione non è completa". La frase più frequente delle mattinate storte.
อยู่เกินกำหนด (iu ken kam-not): l'overstay, alla lettera "restare oltre il termine fissato". In Thailandia si calcola a giorni e si prende sul serio.
ค่าปรับ (kha prap): la sanzione.
กลับมาใหม่ (klap ma mai): "torna un'altra volta". Detto con garbo, significa che la mattinata la rifarai da capo.
Perché serve più di un'app di traduzione
Questi termini non compaiono in nessun manuale di thailandese. I manuali cominciano dai saluti, dai numeri e dal modo di ordinare da mangiare, ed è giusto così. Ma le situazioni in cui in Thailandia la lingua decide davvero qualcosa hanno un altro aspetto, e il lessico che le governa è specifico, limitato e ricorrente.
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