Chi vuole restare in Turchia oltre il periodo senza visto ha bisogno di un ikamet izni, il permesso di soggiorno. La pratica passa dalla Göç İdaresi, l'autorità per le migrazioni, ed è un meccanismo ben organizzato ma spietatamente formale. Un foglio mancante non produce una richiesta di chiarimento: produce un nuovo appuntamento.

Due cose sorprendono con regolarità chi arriva dall'Italia. La prima: l'appuntamento si prenota online, e a fissarlo è il sistema, non tu. Scegli la città e la pratica, il resto lo decide il portale, e la data che ti assegna può essere fra tre settimane o fra tre mesi. La seconda: il tuo contratto d'affitto così com'è non basta. Deve essere autenticato dal noter, il notaio, e questo costa tempo e denaro che quasi nessuno aveva messo in conto.

I moduli hanno spesso una colonna in inglese. Il parlato allo sportello no. Le parole qui sotto sono quelle che sentirai davvero in quella mezz'ora, e conoscerle serve soprattutto a capire in tempo quando qualcosa sta andando storto.

Sulla pronuncia si può stare tranquilli fino a un certo punto. Il turco si scrive come si legge, il che aiuta parecchio. La c vale come la nostra g di "gelato", la ç come la c di "cena", la ş come la "sc" di "scena", e qui la trovi scritta "sh". La ğ non si pronuncia: allunga la vocale che la precede. La h si sente sempre, non è muta come da noi. La s resta sorda anche tra vocali, mentre la z è la s dolce di "rosa". Restano tre vocali che l'italiano non possiede e che vanno imparate una per una: la ı senza puntino è un suono spento e gutturale, una i pronunciata con la lingua tirata indietro; la ö è una e detta con le labbra arrotondate; la ü è una i detta con le labbra arrotondate. Le ultime due sono quelle del francese "peu" e "lune". Nessuna delle tre si può fingere: se le pronunci come una i o una o normale, la parola cambia.

L'ufficio e la strada per arrivarci

Göç İdaresi (göc idaressi): l'autorità per le migrazioni. Il nome completo è molto più lungo, ma la chiamano tutti così. La c finale è quella di "cena".

Randevu (randevu): l'appuntamento. Preso dal francese, quindi facile da ricordare.

e-Devlet (e-devlet): il portale statale online. Praticamente ogni pratica amministrativa comincia lì, e senza accesso in Turchia sei sorprendentemente impotente.

Nüfus Müdürlüğü (nüfus müdürlüü): l'anagrafe. Competente per i dati di residenza e per i documenti d'identità.

Sıra numarası (sıra numarassı): il numero di attesa.

Görevli (görevli): l'addetto, la persona responsabile allo sportello.

I tuoi documenti

Pasaport (passaport): il passaporto.

Yabancı kimlik numarası (iabangı kimlik numarassı): il numero identificativo per stranieri, in sigla YKN. Comincia sempre per 99 e dal momento in cui lo ottieni diventa il numero più importante della tua vita nel paese.

İkametgah (ikametgah): il domicilio e, nel linguaggio degli uffici, anche il certificato di residenza.

Kira sözleşmesi (kira sösleshmessi): il contratto d'affitto. Per la domanda ti serve come noter tasdikli kira sözleşmesi, cioè autenticato dal notaio.

Noter (noter): il notaio. Una figura centrale nella vita quotidiana turca, molto più presente che in Italia e coinvolta in atti che da noi si sbrigano con una firma qualsiasi.

Yeminli tercüman (ieminli tergiüman): il traduttore giurato. I documenti italiani richiedono di norma una traduzione asseverata.

Apostil (apostil): l'apostille. Procuratela in Italia prima di partire: farla arrivare dopo è una complicazione evitabile.

Sağlık sigortası (saalık sigortassı): l'assicurazione sanitaria. Dimostrarne una è condizione per il permesso di soggiorno.

Biyometrik fotoğraf (biometrik fotooraf): la fototessera biometrica. Portane più di quante te ne chiedano.

Le pratiche

Başvuru (bashvuru): la domanda.

İkamet izni (ikamet isni): il permesso di soggiorno. Nel parlato molti dicono semplicemente oturma izni, alla lettera "permesso di sedersi".

Uzatma (usatma): il rinnovo.

Harç (harc): la tassa amministrativa.

Belge (belghe): il documento. Evrak (evrak) indica invece l'intero fascicolo.

Fotokopi (fotokopi): la fotocopia. Vale anche qui la regola: più di quante immagini.

İmza (imsa): la firma.

Onay (onai): la conferma, l'approvazione.

Le parole che speri di non dover usare

Eksik evrak (eksik evrak): documentazione incompleta.

Reddedildi (reddedildi): respinta.

İtiraz (itiras): il ricorso.

Vize ihlali (vise ihlali): la violazione delle condizioni del visto.

Sınır dışı (sınır dıshı): l'espulsione. Alla lettera "fuori dal confine".

Tekrar gelin (tekrar ghelin): "torni ancora una volta". La frase che nessuno vuole sentirsi dire.

Perché serve più di un'app di traduzione

Di corsi di turco per italiani ce ne sono in abbondanza, e cominciano quasi tutti dalla vita al bar: ordinare, contrattare al mercato, chiedere la strada. Non è sbagliato, ed è anche piacevole. Solo che non ti prepara alla mattinata in cui si decide se puoi restare. Quel lessico è specifico, torna identico a ogni rinnovo, e in nessun manuale lo trovi. Un traduttore automatico ti dà la traduzione di una frase dopo che l'hai persa; conoscere le trenta parole giuste ti dà la frase mentre viene detta.

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