Il sistema bancario italiano è funzionale, ben regolamentato e — una volta che ne capisci il vocabolario — abbastanza semplice da usare. La sfida per gli expat è meno il sistema in sé che i termini italiani specifici per prodotti e transazioni comuni, e alcune caratteristiche genuinamente italiane (il bollettino postale, il libretto di risparmio) che non hanno un equivalente diretto altrove.

Ecco cosa ti serve per la banca italiana di tutti i giorni.

Questa è la versione monolingue: ogni termine è spiegato in italiano, senza traduzione, pensata per chi studia l'italiano dal livello B1. Se l'italiano è la tua lingua madre, trovi lo stesso articolo con traduzione in inglese, tedesco, francese, spagnolo e portoghese.

Aprire un conto

Conto corrente — il conto bancario di uso quotidiano: ci arriva lo stipendio, da lì partono le bollette e i pagamenti con carta. Corrente non significa «normale» ma «che scorre»: i soldi entrano ed escono liberamente, al contrario di un conto deposito, dove restano fermi. In banca lo sentirai chiamare anche solo «il conto», e nei documenti abbreviato in c/c.

Aprire un conto — la procedura per diventare cliente di una banca. Il verbo giusto è aprire, non «fare» né «creare»: si dice «ho aperto un conto in Intesa», con in o presso davanti al nome della banca. Il contrario è chiudere il conto, e vale la pena saperlo: in Italia la chiusura è gratuita per legge, quindi se ti presentano «spese di chiusura» non sono dovute.

Per aprire un conto corrente in Italia hai tipicamente bisogno di:

  • Codice fiscale — il codice alfanumerico di sedici caratteri che l'Agenzia delle Entrate assegna a chiunque abbia rapporti fiscali in Italia. È il primo documento da procurarsi: senza, nessuna banca ti apre un conto e nessun datore di lavoro può metterti in busta paga.
  • Documento di identità — un documento con foto rilasciato da un'autorità pubblica. Al plurale si dice semplicemente «i documenti», e quando un impiegato ti chiede «mi favorisce un documento?» intende esattamente questo. La patente vale come documento in molte situazioni, ma per aprire un conto le banche chiedono di norma passaporto o carta d'identità.
  • Permesso di soggiorno — il titolo che autorizza un cittadino non UE a restare in Italia oltre i novanta giorni. In banca serve l'originale, non la fotocopia. Se il tuo è in rinnovo, molte banche accettano la ricevuta della domanda insieme al permesso scaduto, ma non tutte: chiedilo al telefono prima di fare la fila. I cittadini UE di solito hanno bisogno solo del passaporto e del codice fiscale.

Banca — l'istituto di credito. Attenzione al genere e alla forma: banca è l'istituto, mentre banco compare quasi solo dentro un nome proprio (Banco BPM, BancoPosta) o indica il bancone di un bar. Le principali banche italiane includono Intesa Sanpaolo, UniCredit, Monte dei Paschi di Siena, Banco BPM e Banca Mediolanum.

Posta / BancoPostaPoste Italiane (il servizio postale) offre anche servizi bancari. Il Conto Corrente BancoPosta è popolare, specialmente nelle aree con meno filiali bancarie private.

Sportello — il bancone dove un impiegato ti serve di persona, e per estensione il servizio allo sportello contrapposto all'online. La parola ha più usi: è anche la finestrella dell'ufficio postale e, in Sportello Amico o Sportello Unico, il nome di un servizio dedicato. Da tenere presente: la stessa operazione fatta «allo sportello» costa quasi sempre più che dall'app.

Filiale — la sede fisica della banca in una determinata zona, l'indirizzo dove vai di persona. Molte banche la chiamano agenzia: è la stessa cosa. Due cose pratiche: gli orari sono stretti — spesso apertura solo la mattina, con una breve riapertura pomeridiana in certi giorni — e ogni filiale ha un proprio codice, il CAB, che compare dentro il tuo IBAN.

Direttore di banca — il responsabile della filiale. È la persona da chiedere quando l'impiegato allo sportello ti dice che «non si può»: mutui, fidi e deroghe sulle spese passano dalla sua firma. Nel parlato si dice solo «il direttore», e «parlare con il direttore» è una formula che tutti capiscono.

IBAN — il codice che identifica in modo univoco il tuo conto: è quello che dai a chi deve pagarti e quello che inserisci per pagare qualcuno. Gli IBAN italiani sono lunghi ventisette caratteri e iniziano sempre con IT, seguito da due cifre di controllo, il CIN, il codice della banca (ABI), quello della filiale (CAB) e il numero di conto. Si detta lettera per lettera, e se sbagli un carattere il bonifico viene rifiutato, non consegnato altrove. Per un bonifico dall'estero potrebbero chiederti anche il BIC/SWIFT.

Il tuo estratto conto

Estratto conto — il documento periodico che elenca tutti i movimenti del conto con data, importo e saldo finale; arriva di solito ogni trimestre. Conviene attivarlo in formato elettronico: la versione cartacea è spesso a pagamento a ogni invio, quella online è gratuita. Serve anche fuori dalla banca, come prova di reddito o di pagamento in molte pratiche amministrative.

Saldo — quanto c'è sul conto in un dato momento. La stessa parola significa anche «il resto da pagare» (il saldo della fattura) e, al plurale, le svendite dei negozi (i saldi): il contesto chiarisce sempre. In banca troverai due saldi diversi, e non coincidono quasi mai.

Saldo contabile — la somma di tutte le operazioni già registrate in contabilità, comprese quelle non ancora concluse. È il più alto dei due numeri e quello che illude: un assegno versato compare qui prima di essere davvero incassato.

Saldo disponibile — la parte del saldo che puoi effettivamente spendere adesso. Se è più basso di quello contabile, è perché qualcosa è ancora «in valuta», cioè in attesa dei giorni che la banca si prende prima di rendere utilizzabile una somma. È questo il numero da guardare prima di disporre un bonifico.

Accredito — un'entrata, una somma che la banca aggiunge al tuo conto. Il verbo è accreditare e lo sentirai usare con te: «le accreditiamo l'importo entro due giorni lavorativi». Nell'estratto conto la colonna corrispondente si chiama avere o entrate.

Addebito — un'uscita, una somma che la banca sottrae dal conto; nell'estratto è la colonna dare o uscite. Da non confondere con addebito diretto, che non è un singolo prelievo ma un'autorizzazione permanente data a un'azienda.

Bollettino postale / bollettino freccia — un bollettino di pagamento postale. Un metodo di pagamento specificamente italiano, usato per bollette, tariffe della pubblica amministrazione, multe e alcuni pagamenti di affitto. Scrivi l'importo e i dati del destinatario su un modulo prestampato e paghi all'ufficio postale o dall'home banking. Molto comune: di sicuro ne incontrerai uno.

Bonifico — il trasferimento di denaro da un conto a un altro, l'operazione con cui in Italia si pagano affitto, caparre e fatture. Ti servono IBAN e nome esatto del beneficiario, più la causale: una riga di testo libero in cui spieghi il motivo del pagamento. Non trattarla come un campo facoltativo — per l'affitto, per le detrazioni fiscali o per un rimborso è la causale a dimostrare a cosa serviva quel denaro. Dall'home banking è spesso gratuito o costa pochi centesimi; fatto fare allo sportello può costare qualche euro.

Bonifico SEPA — un bonifico in euro verso uno dei paesi dell'area SEPA, che comprende tutta l'UE più Regno Unito, Svizzera, Norvegia e altri: sono 36 paesi, non solo quelli che usano l'euro. Per legge una banca non può farti pagare un bonifico SEPA più di uno nazionale, quindi costa quanto un bonifico interno — spesso zero dall'app, qualche euro allo sportello — e il denaro arriva entro il giorno lavorativo successivo. Se il paese o la valuta escono da SEPA diventa un bonifico estero, con commissioni e cambio tutt'altra cosa.

Bonifico bancario ordinario — il bonifico normale, accreditato di regola il giorno lavorativo successivo. È l'opzione predefinita e la più economica. Impara a distinguere due date che compaiono nella conferma: la data di esecuzione, quando l'ordine parte, e la data valuta, quando il beneficiario può davvero usare i soldi.

Bonifico istantaneo — un bonifico che arriva in pochi secondi, anche di notte e di domenica, invece di uno o due giorni lavorativi. Ha un tetto di importo e, a differenza dell'ordinario, è irrevocabile: partito, non si annulla più. Utile sapere che le regole europee ora impongono di non farlo pagare più del bonifico normale, mentre fino a poco tempo fa quasi tutte le banche applicavano un sovrapprezzo.

Domiciliazione bancaria (SDD - SEPA Direct Debit) — l'autorizzazione con cui permetti a un fornitore (luce, gas, telefono, palestra) di prelevare da solo dal tuo conto quanto gli devi, senza che tu faccia nulla ogni mese. La vecchia sigla italiana era RID, sostituita dallo SDD europeo: sentirai ancora dire «ho messo la bolletta in RID», ed è la stessa cosa. Due dettagli che contano: attivarla è di norma gratuito, ma se il conto è scoperto l'addebito torna indietro come insoluto e quello viene pagato caro; e hai il diritto di chiedere il rimborso di un addebito SDD entro otto settimane, senza dover spiegare il motivo.

Ordine di accredito permanente — l'istruzione data alla banca di ripetere da sola lo stesso bonifico a scadenze fisse; il caso tipico è l'affitto il primo del mese. Nel parlato bancario si dice più spesso bonifico periodico o bonifico ricorrente. La differenza rispetto alla domiciliazione è chi comanda l'importo: qui lo fissi tu e resta uguale, nell'addebito diretto lo decide il fornitore.

Carte

Carta di debito — la carta che addebita ogni spesa direttamente sul conto, quasi in tempo reale. Nel parlato quotidiano gli italiani la chiamano bancomat anche quando il circuito è un altro. Il canone è spesso incluso nel conto, ma il prelievo presso una banca diversa dalla tua di solito si paga, e per gli acquisti fuori dall'area euro c'è una commissione sul cambio.

Carta di credito — la carta che accumula le spese e le addebita tutte insieme il mese successivo (formula a saldo) oppure a rate con interessi (formula revolving). In Italia è meno diffusa della carta di debito, e per ottenerla la banca vuole un reddito dimostrabile. Tieni presente la distinzione: se ti propongono di «pagare comodamente a rate» stanno parlando del revolving, cioè della versione più costosa.

Carta prepagata — una carta che funziona solo con il denaro che hai caricato sopra, senza conto corrente collegato e senza possibilità di andare in rosso. Molto popolare in Italia, in parte per la diffidenza storica verso il credito, e spesso l'unica che riesci a ottenere subito appena arrivato. PostePay (di Poste Italiane) è una delle più utilizzate. Un controllo da fare: molte prepagate hanno un IBAN e possono ricevere bonifici, ma non tutte — se ci devi far accreditare lo stipendio, verifica che la tua sia «con IBAN».

POS (Point of Sale) — usato in italiano direttamente; un terminale per il pagamento con carta.

Contactless / Pagamento senza contatto — il pagamento fatto appoggiando carta o telefono al POS, senza inserire la carta e, sotto una certa soglia, senza digitare il PIN. In Italia si dice quasi sempre all'inglese, e alla cassa ti diranno semplicemente «appoggi pure». Sopra la soglia il PIN torna obbligatorio, e il terminale può chiederlo comunque a campione.

Limite giornaliero di prelievo — la somma massima che puoi ritirare in contanti in una giornata, in genere qualche centinaio di euro. È una cosa diversa dal limite di spesa della carta, e quasi sempre lo puoi alzare tu dall'app o con una telefonata. Controllalo prima e non dopo, se devi pagare in contanti una caparra o un artigiano.

Bancomat — la parola italiana per ATM, usata comunemente anche per indicare la carta di debito stessa (tecnicamente un nome di marca, ora usato genericamente). "Posso pagare con il bancomat?" — Posso pagare con la carta?

Commissioni e costi

Spese bancarie / Commissioni — tutto ciò che la banca ti fa pagare: il canone, le singole operazioni, l'invio dell'estratto conto cartaceo, i prelievi presso altri istituti, la carta. I costi bancari italiani sono tra i più alti d'Europa, e il motivo è proprio questo: non una voce grossa, ma molte voci piccole che si sommano. Lo strumento per orientarti è il foglio informativo, con il suo ISC (indicatore sintetico di costo): la banca è obbligata a metterlo a disposizione, e lì ogni voce ha il suo prezzo. Chiedilo prima di firmare.

Canone mensile — la quota fissa che la banca ti addebita ogni mese solo per tenerti aperto il conto, qualunque uso tu ne faccia. È la voce che fa la differenza tra un conto economico e uno caro: si va dallo zero dei conti online ai dieci euro e più di un conto tradizionale con operatività allo sportello. Spesso è azzerabile a certe condizioni — accredito dello stipendio, età sotto i trent'anni, giacenza minima — ma le condizioni vanno chieste esplicitamente, perché non ti vengono elencate da sole. Il canone annuo della carta è una voce separata e si somma a questa.

Imposta di bollo — una tassa dello Stato, non una commissione della banca: 34,20 euro l'anno sui conti dei privati, che la banca trattiene per conto dell'erario, di solito addebitandola a rate trimestrali. Non è dovuta se la giacenza media annua resta sotto i 5.000 euro. Non confonderla con la marca da bollo che si compra in tabaccheria per le pratiche amministrative: nome simile, cosa diversa. Ed è inutile discuterne allo sportello — la banca non può togliertela.

Interessi — il prezzo del denaro nel tempo, espresso in percentuale: quello che guadagni se la banca tiene i tuoi soldi, o che paghi se sei tu a usare i suoi. In italiano si usa quasi sempre al plurale, gli interessi; il singolare l'interesse significa di norma «l'attenzione». Non sono la stessa cosa del tasso: il tasso è la percentuale, gli interessi sono la somma che ne risulta.

Interessi attivi — gli interessi a tuo favore, quelli che la banca versa a te sulle somme che tieni depositate. Attivi va letto dal punto di vista di chi li incassa, non della banca, e questo confonde quasi tutti. Sul conto corrente italiano sono in pratica vicini allo zero, e su quel poco si paga comunque una ritenuta del 26%.

Interessi passivi — gli interessi che paghi tu, sullo scoperto, sul fido o sul mutuo. Sono l'altra faccia di quelli attivi e, nella vita reale, quelli che incontrerai davvero. Sullo scoperto di conto la percentuale annua può superare la doppia cifra, e si aggiunge la commissione di istruttoria veloce per ogni sconfinamento: restare in rosso di pochi euro per pochi giorni può costare più di un canone mensile.

Fido bancario / Scoperto di conto — il fido è il limite entro cui la banca ti concede di scendere sotto lo zero; lo scoperto è il fatto di esserci andato. La distinzione conta sui costi: uno scoperto entro il fido concordato costa interessi passivi, mentre uno sconfinamento oltre il fido o senza fido costa gli interessi più una commissione fissa ogni volta. Nel parlato di tutti i giorni si dice «essere in rosso».

Prodotti di risparmio e investimento

Libretto di risparmio — un deposito semplice, senza carte né assegni, documentato da un quadernetto cartaceo su cui vengono annotati versamenti e prelievi. Prodotto tradizionale italiano, ancora molto vivo presso Poste Italiane e spesso usato per i risparmi dei bambini. Il vantaggio è il costo: di norma non ha canone e la tassazione di bollo è più leggera che sul conto corrente. Il limite è l'uso: non ci fai accreditare lo stipendio né ci domicili le bollette.

Deposito vincolato — una somma che blocchi per una durata decisa in anticipo (3, 6, 12, 24 o 36 mesi) in cambio di un interesse più alto. Vincolato è la parola chiave: fino alla scadenza quei soldi non li puoi usare, e se li svincoli prima nella maggior parte dei casi perdi gli interessi maturati, non il capitale. Sugli interessi paghi il 26% di imposta e sulla giacenza lo 0,20% annuo di imposta di bollo: due voci da sottrarre prima di confrontare i rendimenti pubblicizzati.

Conto deposito — il conto in cui quei soldi stanno: separato dal conto corrente e pensato solo per il risparmio, senza carta e senza domiciliazioni, serve a parcheggiare. Non confonderlo con il deposito vincolato, che non è un conto ma una condizione — lo stesso conto deposito può essere libero (prelevi quando vuoi, interesse più basso) oppure vincolato (somma bloccata, interesse più alto). Come il conto corrente è coperto dal Fondo Interbancario fino a 100.000 euro per intestatario e per banca.

Fondo comune di investimento — un patrimonio collettivo in cui molti risparmiatori versano denaro che un gestore investe in titoli, dividendo il risultato in quote. In Italia viene proposto molto allo sportello: prima di firmare guarda le commissioni di gestione annuali e le eventuali commissioni di sottoscrizione, perché incidono sul rendimento finale più di quanto sembri.

BTPBuoni del Tesoro Poliennali, titoli di Stato italiani. Ampiamente detenuti dagli investitori retail italiani; disponibili tramite banche e Poste Italiane.

Prestiti

Mutuo — il prestito a lungo termine per comprare casa, garantito da un'ipoteca sull'immobile. Falso amico da ricordare: in italiano mutuo è il prestito, non l'aggettivo «reciproco». La durata tipica è di venti o trent'anni e la banca finanzia di norma fino all'80% del valore dell'immobile, quindi la parte restante devi già averla. Oltre agli interessi, metti in conto le spese di istruttoria, la perizia e l'imposta sostitutiva.

Prestito personale — un prestito di importo contenuto, senza garanzia reale e senza vincolo di destinazione: la banca non ti chiede a cosa ti serve. Si restituisce a rate mensili fisse e costa molto più di un mutuo. Confrontalo guardando il TAEG e non il TAN. Se lo chiedi per l'auto o per i mobili ti proporranno un finanziamento: stesso meccanismo, ma legato a quell'acquisto e spesso erogato direttamente al venditore.

TAEGTasso Annuale Effettivo Globale: il costo complessivo di un finanziamento su base annua, cioè interessi più tutte le spese obbligatorie (istruttoria, incasso della rata, assicurazioni imposte). È l'unico numero con cui confrontare due offerte diverse. Il TAN è solo il tasso di interesse puro, quindi sarà sempre il più basso dei due — ed è per questo che è quello che ti mostrano in vetrina.

Tasso fisso / tasso variabile — le due formule tra cui scegliere per un mutuo. Con il fisso la rata resta identica per tutta la durata: paghi un po' di più all'inizio in cambio della certezza. Con il variabile la rata segue l'Euribor e cambia nel tempo, in giù o in su. Esiste anche il tasso misto, che consente di passare dall'uno all'altro a date prestabilite. E ricorda che il confronto va fatto sul TAEG, non sul TAN.

Euribor — usato direttamente in italiano; il benchmark per i mutui a tasso variabile.

La banca in Italia è strettamente connessa al tuo status di residenza e al tuo codice fiscale. Risolvi prima questi aspetti, e il vocabolario bancario sopra rende il resto gestibile.


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