La Grecia ti accoglie con due sigle. L'ΑΦΜ è il codice fiscale, l'ΑΜΚΑ il numero di previdenza sociale. Senza tutti e due non hai conto in banca, non firmi un contratto d'affitto, non firmi un contratto di lavoro e non trovi uno studio medico che ti prenda in carico. Vanno richiesti nei primi giorni, non prima o poi, perché tutto il resto sta in fila dietro di loro.
Un'avvertenza sul contesto: la vicinanza culturale con l'Italia è reale, la somiglianza delle procedure molto meno. Il fatto che tanti termini amministrativi greci abbiano una radice riconoscibile non significa che indichino la stessa cosa che indicherebbero da noi.
Due particolarità che nessuno ti segnala. La prima è il παράβολο: le tasse amministrative si pagano di regola online in anticipo, tramite il sistema e-Paravolo, e allo sportello ti presenti con un codice. Mettere contanti sul bancone di solito non funziona. La seconda è la υπεύθυνη δήλωση, la dichiarazione sostitutiva di atto notorio. È l'attrezzo universale dell'amministrazione greca, te la chiedono in continuazione, e ormai si genera in digitale su gov.gr.
Sulla pronuncia parti avvantaggiato più di quanto credi. L'alfabeto greco si impara in un pomeriggio e rende subito, perché da quel momento leggi le insegne, i moduli e i numeri di attesa. Molte lettere le conosci già dalla matematica e dal lessico colto: alfa, beta, delta, sigma, pi greco. Attenzione però ai valori moderni, che non sono quelli scolastici. La β si legge v, non b. La θ è un suono che l'italiano non ha: lingua tra i denti, come la z spagnola di "zapato". La δ è la stessa cosa ma sonora, la d spagnola di "nada"; qui la trovi scritta "dh". La γ è una g strascicata, un attrito tra la g e una erre francese, e davanti a e e i si ammorbidisce fino a somigliare alla i di "ieri". La χ è la più familiare di tutte per un orecchio toscano: è esattamente la "c" aspirata di chi dice "la hasa" per "la casa", e la scrivo semplicemente h, che qui non è mai muta. L'accento è sempre segnato sulla parola: leggilo e mettilo dove sta.
L'ufficio e la strada per arrivarci
ΚΕΠ (kep): Κέντρο Εξυπηρέτησης Πολιτών, il centro servizi al cittadino. Il primo indirizzo per quasi tutto, e molto più civile della sua fama.
ΔΟΥ (dhoi): Δημόσια Οικονομική Υπηρεσία, l'ufficio delle imposte. Qui ottieni l'ΑΦΜ.
ΑΑΔΕ (aadhe): l'autorità fiscale indipendente sotto il cui cappello lavorano le ΔΟΥ.
gov.gr: il portale statale unico. Un pezzo di software amministrativo sorprendentemente riuscito.
Ραντεβού (randevù): l'appuntamento. Come in turco, prestito dal francese.
Υπάλληλος (ipàlilos): l'impiegato, l'impiegata allo sportello. È la persona che decide se la tua pila di fogli è completa, quindi conviene sapere come si chiama il ruolo.
I tuoi documenti
ΑΦΜ (afimì): Αριθμός Φορολογικού Μητρώου, il codice fiscale. Nove cifre.
ΑΜΚΑ (àmka): Αριθμός Μητρώου Κοινωνικής Ασφάλισης, il numero di previdenza sociale.
Διαβατήριο (dhiavatìrio): il passaporto.
Ταυτότητα (taftòtita): la carta d'identità.
Βεβαίωση εγγραφής (vevèossi engrafìs): l'attestato di registrazione per i cittadini dell'Unione, quello che da italiano richiedi tu. Per i cittadini di paesi terzi lo stesso foglio si chiama άδεια διαμονής (àdhia dhiamonìs), cioè permesso di soggiorno.
Δικαιολογητικά (dhikeologhitikà): i documenti richiesti. Parola che sentirai in ogni ufficio, quasi sempre riferita a quelli che mancano.
Υπεύθυνη δήλωση (ipèfthini dhìlossi): la dichiarazione sostitutiva. Vedi sopra, e mettila in conto fin dall'inizio.
Μισθωτήριο (misthotìrio): il contratto d'affitto. Deve essere registrato per via elettronica presso il fisco, altrimenti per gli uffici semplicemente non esiste.
Εκκαθαριστικό (ekkatharistikò): l'esito della dichiarazione dei redditi. Viene richiesto come prova di reddito.
Le pratiche
Αίτηση (ètissi): la domanda.
Εγγραφή (engrafì): la registrazione, l'iscrizione.
Παράβολο (paràvolo): la tassa amministrativa, e per estensione la ricevuta di pagamento. Da generare online prima.
Πιστοποιητικό (pistopiitikò): il certificato.
Επικύρωση (epikìrossi): l'autenticazione.
Υπογραφή (ipografì): la firma.
Σφραγίδα (sfraghìdha): il timbro.
Αντίγραφο (andìgrafo): la copia. Πρωτότυπο (protòtipo): l'originale. Ti verrà chiesto spesso di avere entrambi con te nella stessa cartellina.
Le parole che speri di non dover usare
Ελλιπή δικαιολογητικά (elipì dhikeologhitikà): documentazione incompleta.
Λείπει ένα χαρτί (lìpi èna hartì): "manca un foglio".
Απορρίφθηκε (aporìfthike): respinta.
Έληξε (èlikse): scaduto.
Ελάτε αύριο (elàte àvrio): "torni domani". Raramente da prendere alla lettera, mai un buon segno.
Perché serve più di un'app di traduzione
La Grecia è a poche ore di traghetto da Brindisi e da Bari, ed è uno di quei paesi in cui gli italiani vivono volentieri e a lungo, spesso decidendo di restare dopo esserci andati in vacanza per anni. È anche uno di quelli in cui sorprendentemente pochi imparano la lingua oltre il menù. Raramente dipende dalla volontà: dipende dal fatto che i corsi restano sulle situazioni quotidiane immaginate a tavolino, mentre la quotidianità vera di chi si trasferisce è fatta di uffici, moduli e code. Queste poche decine di parole cambiano radicalmente l'esperienza dello sportello, e in più ti restano addosso: sono le stesse che poi ritrovi sui contratti, sulle bollette e su ogni foglio che ti arriva per posta.
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