Fra tutte le varietà italiane, il romanesco è quella con cui chi impara ha più possibilità. Secoli di vicinanza alla corte papale lo hanno limato verso l'italiano standard, quindi non è un lessico separato da acquisire. È italiano con le desinenze cadute e un altro assortimento di rumori.

È anche quella che incontrerai di più, perché Roma esporta la propria parlata attraverso cinema, televisione e calcio come nessun'altra città italiana.

Questa è la versione monolingue: ogni voce è spiegata in italiano, senza traduzione, pensata per chi impara l'italiano dal B1 in su. Se l'italiano è la tua lingua madre, lo stesso articolo esiste come coppia di lingue in inglese, tedesco, francese, spagnolo e portoghese.

I due suoni

ahò: richiamo per attirare l'attenzione, di cui non esiste una versione garbata né un equivalente standard. Sta a metà fra ehi, senti e scusa, e apre una fetta enorme delle frasi romane.

aó: il parente più corto e più tagliente, si usa per chiamare qualcuno a distanza.

Nessuno dei due si può dire con dolcezza, e il punto è esattamente quello.

La parola che ha conquistato l'Italia

daje: esortazione e assenso insieme, vale forza, andiamo, sì, fallo. Romana di origine, dal verbo dare, e ormai in uso in tutto il paese. Registro colloquiale, mai in un testo formale.

La sua diffusione si può ricostruire: l'hanno portata le telecronache calcistiche, e il calcio se l'è portata dietro grazie a Francesco Totti. Una parola regionale negli anni Novanta è oggi quello che digita un adolescente milanese quando la sua squadra segna.

La pronuncia conta. Sono due sillabe, DÀ-je, e la j si legge come una i semiconsonantica. Sbagliarla è il modo più rapido per far capire che l'hai imparata da un sottotitolo.

La regola del troncamento

Il romanesco taglia la coda agli infiniti, e una volta afferrato lo schema decodifichi quasi tutto.

annà: la forma romanesca dell'infinito andare.

magnà: la forma romanesca di mangiare. Nota il gn dove l'italiano standard ha ngi.

fa': la forma tronca di fare.

sta': la forma tronca di stare.

Si sposta anche l'articolo determinativo.

er: la forma romanesca di il, ed è per questo che la cupola di San Pietro è er Cupolone e per questo che er compare in metà dei soprannomi del cinema romano.

nun: la forma romanesca della negazione non. Nun me frega non è indifferenza con un refuso, è Roma.

Il vocabolario che vale la pena avere

abbiocco: la pesantezza sonnolenta che arriva dopo un pasto abbondante. È il regalo di Roma alla lingua nazionale, oggi si capisce ovunque, e in inglese non si traduce in meno di otto parole.

'na cifra: locuzione avverbiale che vale moltissimo, alla lettera una cifra. Me piace 'na cifra significa che una cosa ti piace enormemente.

pischello: ragazzino, giovane inesperto. Leggermente sminuente, quasi sempre affettuoso.

scialla: invito a rilassarsi, a prendersela con calma. Registro giovanile, e ormai si sta diffondendo fuori Roma.

fregarsene: non dare alcuna importanza a qualcosa. Sta nella lingua standard, ma il sapore e la frequenza sono romani. Me ne frego è una posizione completa.

bella: usato da solo come saluto. Bella! lanciato attraverso la strada saluta e approva la persona nello stesso momento.

sti cazzi: espressione volgare e diffusissima, da riconoscere più che da usare. A seconda del tono significa che una cosa è notevole oppure che non te ne importa niente, e quella escursione richiede un po' di pratica. Da evitare in qualunque contesto formale.

I sonetti di cui non parla nessuno

Fra il 1830 e il 1849 Giuseppe Gioachino Belli scrisse 2.279 sonetti interamente in romanesco, registrando il parlato dei romani comuni con una precisione che nessun'altra varietà italiana ottenne in quel periodo. Gogol' li ammirava. Restano la migliore testimonianza di come suonasse davvero una città europea nell'Ottocento.

È quel corpus la ragione per cui il romanesco è documentato in modo insolitamente buono per una varietà parlata, ed è per questo che sulle sue vicende storiche si può verificare invece di raccontare folklore.

Dove lo sentirai

Il parlato romano attraversa il cinema italiano in un modo che ha formato l'idea che gli stranieri hanno di come suona l'Italia. Alberto Sordi, Carlo Verdone e una lunga fila di commedie hanno messo il romanesco davanti a tutto il paese per decenni.

È anche la varietà che più facilmente incontrerai nelle serie italiane da cui vale la pena imparare, e quella che ripagherà di più chi ha fatto le venti parole qui sopra.

Come te lo metti in tasca

Impara la regola del troncamento, non i singoli verbi. Appena annà, magnà e fa' ti hanno mostrato lo schema, il resto degli infiniti arriva in regalo.

Salva le esclamazioni con il loro contesto. Ahò da solo è poca roba. Ahò, gridato dal tizio al bancone quando qualcuno è passato davanti alla fila ti insegna la forza oltre al significato.

Dai a Traduci la riga intera. Verbi troncati ed er al posto di il mandano a sbattere qualunque ricerca per parola singola, mentre da una frase si ricostruisce benissimo.

In breve

Impara daje e pronuncialo giusto. Impara abbiocco, perché lo proverai prima di saperlo nominare. Impara la regola del troncamento e metà del romanesco si decodifica da sé.

E se vuoi sapere come suonava Roma nel 1835, Belli l'ha messo per iscritto, due volte a settimana, per diciannove anni.


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