Il Messico ha più ispanofoni di qualunque altro paese, con ampio margine. Circa un quarto di tutti gli ispanofoni del mondo è messicano, il che rende lo spagnolo messicano, a conteggio di teste, la varietà più importante che ci sia.
È anche quella più plasmata da una lingua che spagnola non è.
Lo strato nahuatl
Il nahuatl era la lingua dell'impero azteco e ha ancora ben più di un milione di parlanti. Sta ovunque nello spagnolo messicano, e anche nelle nostre lingue europee, senza che quasi nessuno ci faccia caso.
el chocolate: da chocolātl. È arrivato in Europa attraverso lo spagnolo.
el tomate: da tomatl. Stessa strada.
el aguacate: da āhuacatl. Da lì l'avocado.
el chile: da chīlli.
el coyote: da coyōtl.
Quelle cinque hanno fatto il giro del mondo. Le prossime sono rimaste in Messico e sono quelle che ti fregano.
el elote: la pannocchia di mais. Nel resto del mondo ispanofono si dice maíz oppure choclo.
el cuate: l'amico, il compagno. Da cōātl, gemello.
el papalote: l'aquilone.
el tianguis: il mercato di strada all'aperto, che si tiene in un giorno fisso. Da tiānquiztli.
el escuincle: il ragazzino, con una lieve sfumatura sminuente. Da itzcuintli, il cane senza pelo.
La parola che fa tutto
güey: si scrive wey più o meno altrettanto spesso. Vale amico, bello, tipo, e si usa a una densità che sconcerta chi arriva. Due o tre per frase fra amici è la norma.
Ha un secondo uso come insulto leggero, nel senso di stupido, e la distinzione è tutta nel tono. Fra amici è punteggiatura affettuosa. Rivolto a uno sconosciuto, no.
Quella che ti farà arrivare in ritardo
ahorita: il diminutivo di ahora, adesso. Dovrebbe voler dire proprio adesso, a volte lo vuol dire, e spesso significa l'opposto.
A seconda del tono e della situazione copre questo secondo, fra un attimo, più tardi in giornata e una versione garbata di no. I messicani navigano quella escursione senza sforzo e gli stranieri ci restano incastrati la prima settimana, di solito mentre aspettano qualcosa.
Lo schema di fondo vale la pena conoscerlo: lo spagnolo messicano usa il diminutivo molto più delle altre varietà, e non per rimpicciolire. Ahorita, poquito, cerquita, lueguito, prontito. Il suffisso addolcisce, attenua, riscalda e riduce l'impegno preso. È un sistema di cortesia, non un sistema di misura.
Quella con una storia dietro
mande: alla lettera un imperativo che significa mi comandi, usato dove gli altri ispanofoni dicono ¿qué? oppure ¿cómo? per chiedere di ripetere.
È standard, frequentissimo e lo usano tutti. Ha però un'origine coloniale nel linguaggio della servitù, e c'è chi in Messico sostiene che andrebbe mandato in pensione, dibattito abbastanza vivo da poterlo sentire in giro. Quasi tutti la usano senza pensarci un secondo. Conviene sapere entrambe le cose.
Le esclamazioni
Lo spagnolo messicano ha una famiglia di esclamazioni costruite su -le, che si attacca a verbi e avverbi e da solo non significa niente.
órale: esprime accordo, incoraggiamento, sorpresa oppure andiamo, a seconda della sola intonazione.
ándale: dai, ecco, sbrigati. Anche assenso.
híjole: espressione di sgomento o di partecipazione, da hijo.
chale: delusione o incredulità, registro giovanile.
Il vocabolario quotidiano
la chamba: il lavoro, l'impiego. Chambear è il verbo.
la lana: i soldi, alla lettera lana.
chido: bello, forte. Padre fa lo stesso mestiere: qué padre è il modo in cui si accoglie una bella notizia.
fresa: perbenino, snob, e ne parla l'articolo sullo spagnolo regionale.
no manches: ma dai, non ci credo. È un eufemismo deliberato al posto di un'espressione più forte, e va benissimo ovunque.
¿me regalas...?: alla lettera me lo regali, e si usa per chiedere qualcosa in un negozio o in un bar. Non è mendicare, è la formula di cortesia messicana, e la prima volta agli spagnoli suona stranissima.
¿Bueno?: il modo in cui i messicani rispondono al telefono. Non lo fa nessun altro paese.
Che cosa fartene
Lo spagnolo messicano è la varietà che quasi tutti incontrano per prima, attraverso cinema, musica e vicinanza, ed è un buon punto di partenza. Ha una pronuncia nitida, la s si sente tutta a differenza dell'andaluso, e ha la produzione mediatica più grande del mondo ispanofono.
La cosa da tenere d'occhio è lo strato della cortesia. I diminutivi e la formula ¿me regalas? stanno facendo un lavoro sociale, e chi arriva con uno spagnolo peninsulare diretto può risultare brusco senza volerlo.
Come impararlo
Salva il tono insieme alla parola. Ahorita e órale sono quasi soltanto tono. Annota che cosa stava succedendo quando le hai sentite.
Dai a Traduci la riga intera. Le esclamazioni in -le non hanno alcun significato da dizionario e hanno senso solo dentro una frase.
Poi lascia il nahuatl alla ripetizione. Venti sostantivi presi in prestito, tutti concreti, tutti frequenti, e permanenti una volta imparati.
In breve
Impara güey, chido, chamba e no manches. Impara il diminutivo come strumento di cortesia e non come indicatore di dimensione. Rispondi al telefono con ¿Bueno?
E quando qualcuno ti dice ahorita, fai una domanda di controllo.
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